Lettera pubblicata sul Secolo XIX del 15 dicembre 2019

Nei giorni scorsi ho pubblicato un breve commento alle ordinanze del Tar della Liguria che hanno rimesso alla Corte Costituzionale la decisione sulla Costituzionalità del Decreto Genova. Tale commento ha suscitato un certo interesse anche perché ritengo di avere espresso una valutazione fuori dal coro rispetto a tutti coloro che si sono limitati a dire che chiunque avrebbe scommesso sull’illegittimità del decreto.

La nomina di un Commissario e l’attribuzione di poteri eccezionali è stata una scelta del Governo che si è rivelata straordinariamente oculata e opportuna. Perché allora bloccare un meccanismo che, per una volta, ci rende orgogliosi dopo una grande e infinita tristezza di una tragedia il cui ricordo ci accompagna, comunque, ogni giorno?

Si legge nelle ordinanze che la tutela della situazione giuridica della Società Autostrade nasce dalla Convenzione stipulata nel 2007 con l’ANAS. Da tale Convenzione è derivato il dovere/diritto (c’è scritto proprio così) di ricostruire il ponte crollato senza subire interferenza da parte di alcuno. La Convenzione (il contratto, si potrebbe dire) diventa pertanto una specie di totem, un luogo sacro, un santuario inaccessibile a tutti e soprattutto inaccessibile al legislatore.

Si legge in un’ordinanza, la cui oscurità chiunque è in grado di percepire, che il Decreto Genova si è ispirato a “un criterio meramente logico come quello della potenziale non irresponsabilità laddove il suo utilizzo comporti, da un lato, la totale pretermissione delle prerogative di un soggetto non ancora accertato come responsabile e dall’altro finisca per obliterare, seppure solo temporaneamente, l’accertamento, anche solo indiziario, delle ulteriori possibili responsabilità concorrenti o addirittura escludenti impedendo, così, l’operatività del bilanciamento tra violazione e conseguenze”.

Non è che sia molto chiaro ma qualcosa ho capito: il legislatore avrebbe dovuto raccogliere degli indizi di responsabilità senza i quali si possono immaginare persino situazioni che escludono, del tutto, la responsabilità di Autostrade. Ho dovuto leggere e rileggere questa parte dell’ordinanza per essere sicura di aver capito bene. Il Governo ed il Parlamento non avrebbero potuto reagire alla tragedia, alle esigenze del Paese, prima di aver raccolto indizi di responsabilità. E come? Con quali procedure? Forse sostituendosi alla Magistratura penale? O attendendo le sentenze della Magistratura penale? Lasciando in piedi nel frattempo un ponte squarciato e a terra cumuli di macerie? Quante cose sfuggono alla comprensione dei comuni mortali, quanti interrogativi rimangono da sciogliere! Scusate ma mi arrendo. Se Autostrade S.p.A. aveva il dovere/diritto di garantire la funzionalità delle infrastruttura-sulla base di un ragionamento terra terra- sarebbe stato onere della concessionaria cercare di spiegare le cause del crollo. Non viceversa.