Abbiamo partecipato a Genova ad un confronto tra i candidati alla presidenza della Regione Liguria organizzato da Libera Liguria, l’associazione che da anni si schiera a favore della cultura della legalità e contro la criminalità organizzata.

Si è trattato di un’occasione importante di confronto sebbene il numero dei candidati fosse oltremodo basso.

La Liguria è una delle regioni italiane più colpite dalla presenza delle mafie al nord e una di quelle dove la ndrangheta è più radicata.

La lotta alla criminalità organizzata deve essere la base di ogni politica di gestione regionale: è importante confrontarsi, dialogare, collaborare con tutte realtà associative come Libera che da sempre si battono per la legalità e inserire all’interno delle istituzioni forti politiche di contrasto alle mafie

Per ciò che riguarda i beni confiscati, uno dei temi su cui si è basato il dibattito da Libera, vi è una legge regionale ottima che però non è mai stata finanziata seriamente: la legge 7 del 2012. È curioso che dopo l’approvazione di ordini del giorno atti a destinare una parte del fondo strategico per il riuso dei beni confiscati alle mafie non si riesca a finanziare questa legge in modo regolare.

Si potrebbero riutilizzare infatti spazi e costruzioni confiscati per rispondere alle esigenze dei cittadini liguri: nel centro storico si potrebbe partire da questi microspazi per una riqualificazione urbana seria del territorio.

Le politiche di contrasto nei confronti della criminalità organizzata partono infatti dal contrasto alle situazioni di degrado dove le mafie trovano terreno fertile per infiltrarsi e arruolare persone disperate che non sanno come sopravvivere e allora delinquono.

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In questi cinque anni in consiglio regionale sono riuscita, insieme ad altri colleghi, a istituire la Commissione di Inchiesta Antimafia permanente, attiva dalla prossima legislatura, dotando la Regione di uno strumento molto importante contro la criminalità organizzata. Un punto di partenza con il quale raccogliere e studiare dati e creare un lavoro di inchiesta di concerto con le forze dell’ordine, la magistratura, lo Stato e le associazioni sul territorio come Libera.

Devono esserci azioni concrete di contrasto da parte della Regione Liguria.

Per ciò che concerne gli appalti c’è davvero tanto da fare ed è davvero importante che vi sia un’unica centrale di committenza a livello regionale per controllare con maggiore efficacia che tutto avvenga in trasparenza e nel rispetto della legalità senza cadere nel criterio del massimo ribasso.

Per ciò che concerne il ciclo dei rifiuti, sul territorio sono fortemente presenti le ecomafie che vivono e si arricchiscono attraverso la gestione dell’immondizia, a partire dal trasporto fino ad arrivare allo smaltimento. Una soluzione ci sarebbe per mettere un freno a questo fenomeno: serve un nuovo piano di raccolta dei rifiuti regionale a misura del fabbisogno di ogni territorio, così le amministrazioni comunali possono riappropriarsi e controllare il ciclo dei rifiuti, che costerebbe anche meno in bolletta.

Potenziare la raccolta differenziata è un passo necessario: bisogna poi capillarizzare la gestione dei rifiuti e attraverso le potenzialità dell’economia circolare aprire tanti piccoli impianti diffusi sul territorio commisurati al fabbisogno evitando i trasporti da una parte all’altra della regione.

Bisogna dare vita a un nuovo piano dei rifiuti che rispetti le esigenze del territorio ligure e che produca una risorsa di qualità come il compost attraverso dei siti di compostaggio aerobico, possibile da sfruttare all’interno del settore agricolo e per combattere la desertificazione. La sua vendita può produrre ricchezza da reinvestire nella regione.

Con il giusto impegno e le giuste decisioni è possibile combattere la criminalità organizzata.