Fin dagli anni in cui il mondo ha raccolto le prime avvisaglie di nuovi tipi di virus provenienti dalla Cina e dai paesi asiatici, in primis la SARS, l’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, ha ritenuto necessario istituire una linea di comportamento comune in tutti i paesi del mondo in preparazione di eventuali pandemie.

L’OMS ha dettato linee guida base per guidare gli Stati nazionali nella stesura di un proprio piano pandemico. Il 9 febbraio 2006 dalla Conferenza Permanente per i Rapporti fra Stato, Regioni e Province Autonome è stato stilato e approvato un ulteriore documento che prevedeva e incoraggiava la stesura di nuovi piani sempre più particolareggiati, fino al livello regionale.

Data la struttura legislativa del nostro paese, le regioni hanno per prime l’onere di provvedere ad una corretta gestione della sanità, ovviamente in relazione alle linee guida generali date dal governo centrale. Molto più recentemente, nel 2019, l’OMS nel suo rapporto “A world at risk”, metteva in guardia su una possibile pandemia, causata da un possibile agente patogeno respiratorio, ipoteticamente in grado di provocare 50-80 milioni di morti nel mondo.

La situazione che stiamo vivendo in questi giorni dunque non è arrivata inaspettata per i governi nazionali e regionali. La Regione Liguria nel lontano 2009 aveva aggiornato il proprio piano pandemico regionale. Nella delibera è presente una clausola molto importante, che indica il dovere della giunta regionale di continuare ad aggiornare il documento, con le più recenti indicazioni e novità che sarebbero arrivate dalla comunità medica e in base agli scenari futuri, alle avvisaglie di possibili nuove pandemie.

Il documento prevede diverse fasi di gravità e allerta, ed è chiaramente previsto che le regioni si muovano autonomamente per aggiornare il proprio piano e attivarsi per provvedere all’approvvigionamento di dispositivi come mascherine, camici, guanti ed altre protezioni per medici ed operatori sanitari e all’adeguamento delle strutture sanitarie alle esigenze (numero di posti letto, terapia intensiva etc). Allo stesso tempo, la Regione, sempre autonomamente, deve organizzare una comunicazione rapida ed efficace verso la popolazione per garantire una conoscenza immediata e preventiva dei rischi che si corrono o che si potrebbero correre in caso di sviluppo di una pandemia.

Molto prima dell’arrivo del primo focolaio di Alassio in Liguria era ben chiaro che dalla Cina poteva arrivare una pericolosa infezione legata al Covid-19. Ma ancora di più: al primo focolaio italiano, il famoso paziente 0 di Codogno, era chiaro che ormai ci si trovava in una emergenza imminente. 

Alla luce di questi fatti ho ritenuto importante e assolutamente necessario presentare al consiglio regionale un’interrogazione per sapere esattamente quanto la presente giunta che guida la Liguria abbia fatto in merito a tutti questi piani previsionali esistenti. In particolare ho posto due quesiti a cui si deve dare risposta e chiarezza a tutti i liguri.

Se il piano pandemico regionale sia stato recentemente aggiornato alla luce del report “A world at Risk” emanato dall’OMS nel settembre 2019 e considerato il fenomeno epidemiologico che ha avuto inizio in Cina e di cui si aveva notizia fin dal dicembre 2019;

Se, pur disponendo degli strumenti di pianificazione della gestione della congiuntura epidemiologica in arrivo, la Regione Liguria abbia tenuto conto delle prescrizioni contenute nell’ultimo piano pandemico regionale di cui si ha notizia, quali ad esempio il tempestivo approvvigionamento di DPI, il censimento delle disponibilità di posti letto in isolamento, di stanze in pressione negativa e di dispositivi meccanici per l’assistenza ai pazienti, l’implementazione della diagnosi precoce, dell’assistenza domiciliare e dell’isolamento individuale, tutte azioni da fare prima che sia formalmente dichiarata l’emergenza a livello nazionale.

Azioni che avrebbero potuto sicuramente contenere gli effetti devastanti della pandemia da COVID – 19 e proteggere il personale sanitario del SSR e i cittadini della Liguria;

In quale data esattamente Regione abbia fatto richiesta delle forniture per approvvigionarsi dei necessari DPI;

Impressione comune è che la regione sia stata guidata in modo occasionale e che si sia organizzata superficialmente, seguendo le notizie giornaliere, senza rispettare un iter che era già stato definito ben 10 anni prima.

In determinate situazioni è importante che chi guida la sanità regionale non improvvisi né inventi metodologie di approccio ad una pandemia, ma che segua ciò che organi ben più importanti e professionali hanno già delineato per tutti i paesi del mondo.

La continua cantilena che si leva dalla Regione secondo cui tutte le decisioni dovevano avvenire esclusivamente a livello di governo centrale a Roma, non trovano ragione di essere alla luce delle disposizioni già previste nel piano pandemico nazionale (aggiornato nel 2018) e nel piano pandemico regionale della Liguria, la cui ultima versione ci risulta essere del 2009.