È su tutti i giornali la decisione di AliSa, il famoso carrozzone della sanità ligure, di dare autorizzazione ad attività private di eseguire i test per il coronavirus. Sono test che individuano eventuali anticorpi nel sangue, che si presentano se si è stati in contatto col virus. Non sono quindi i tamponi.

Siamo alle solite. La sanità ligure vuole delegare a pagamento, un valore, quello della salute pubblica, ai privati. Non è bastato vedere cosa vuol dire gestire un’emergenza sanitaria eccezionale quando si è smantellato ospedali, posti letto, medici, infermieri, oss. Non sono ancora paghi della loro voglia di regalare il nostro futuro alla gestione privata.

Il test che Alisa ha regalato al privato non viene effettuato gratuitamente ma ha un costo che parte da 100 euro a test. Oltre non essere giusto per motivi epidemiologici, vi riporto alcuni pareri di medici che anche oggi stanno lavorando in prima linea per difendere la nostra salute, è ormai chiaro a tutti, o almeno così pensavo, che è sbagliato delegare al privato azioni e responsabilità del pubblico, dello Stato, che deve avere come obiettivo la salute pubblica e non il profitto.

Una ricerca generalizzata non è utile ora che l’epidemia è diffusa, perché non si può più contenere isolando i positivi. E la ricerca di anticorpi, che sono le difese immunitarie con cui l’organismo combatte l’agente patogeno, pare – spiega Sandro Sanveneroancora più inutile: si viene a conoscenza che un soggetto è stato infettato (tempo passato). Utilità per combattere l’epidemia? Francamente non ne vedo.

Ma ancora: “Noi medici di famiglia siamo in prima linea con 3 mascherine che sembrano quelle di carnevale, un paio di guanti e null’altro che ci protegga e la sera torniamo a casa rischiando di infettare i nostri cari – spiega Elio Giuliani – . Siamo come un esercito di fanteria destinati al sacrificio. Ma si deve sapere che se ci fermiamo per malattia o decesso come si sta verificando (9%) decine di migliaia di pazienti si riverseranno sui Pronto soccorso degli ospedali perché rimarrebbero senza assistenza. Per cui bisogna pensare ad organizzare uno sbarramento sanitario per i pazienti cosiddetti bordeline.”

Insomma, mi sembra chiaro, anche alla luce di questi pareri, che sia tutto fatto in un’ottica individualista, per fornire un servizio a chi può permetterselo e starsene con l’anima in pace, quindi un servizio inutile alla collettività.

Ma le risorse umane dei lavoratori privati convenzionati andrebbero invece meglio indirizzate per fare le analisi dei tamponi presso le strutture pubbliche! Invece che impiegarle per questo lavoro di élite, in Italia non riusciamo a fare i tamponi a tutto il personale sanitario perché mancano i reagenti e le persone nei laboratori a fare analisi, il personale dei privati convenzionati dovrebbe essere messo a disposizione del pubblico per fare queste analisi!
Sembra irreale ma pur nella tragedia più grande che stiamo vivendo la brama di privato ad alcuni non passa. E questo deve far pensare tutti noi, pensare a cosa vogliamo per il futuro.