La centrale Enel di Spezia sarà sottoposta a Via. Cos’è? È la valutazione di impatto ambientale, una procedura amministrativa di supporto per l’autorità competente (come il Ministero dell’Ambiente o la Regione) finalizzata a individuare, descrivere e valutare gli impatti ambientali di un’opera, il cui progetto è sottoposto ad approvazione o autorizzazione.

E’ una scelta importante che finalmente può rendere chiare le posizioni di tutti, da chi, come Enel dice che non ci sono rischi per i cittadini, a chi invece vorrebbe rivalutare la zona con altri progetti.

La storia della centrale di Spezia è davvero lunga, e come tante altre zone liguri è la visione, errata, di amministratori che nel tempo hanno fatto il bello e cattivo tempo nella nostra regione, spesso svendedola al miglior offerente senza tanti complimenti.

La gestione delle varie amministrazioni di sinistra e destra hanno colpe precise per la situazione di questi anni e per ciò che ora dobbiamo cercare di sistemare. Proprio in questi giorni, per altri motivi, ho parlato dell’ex Ministro Orlando, il ministro renziano, un rappresentante del partito cementificatore. Colui che dovrebbe sancire l’accordo, l’alleanza con il Movimento 5 Stelle in Liguria. Vi ricordo alcuni fatti, che magari i più si sono scordati.

Come Ministro dell’Ambiente nel 2013 ha autorizzato la Centrale a carbone o meglio ha rinnovato l’autorizzazione trasformando l’autorizzazione normale in AIA. All’epoca la istruttoria per arrivare all’AIA fu gestita come se l’impianto fosse esistente quindi senza utilizzare tutti i parametri e strumenti che la legge prevede per il primo rilascio dell’AIA come nel caso della centrale spezzina: ad esempio poter imporre limiti di emissione e tecnologie di mitigazione ulteriori a quelle obbligatorie per legge. 

Andava fatta un’istruttoria completamente diversa che avrebbe sicuramente vincolato di più la Centrale in tutti questi anni. Tra cui la possibilità di usare il metano, in alternativa che invece da lì in poi è praticamente scomparso del tutto nonostante l’autorizzazione precedente lo prevedesse. Fu dunque una grossa responsabilità di Orlando l’aver autorizzato la Centrale a carbone senza nemmeno fare una Valutazione di Impatto Sanitario, rinviando addirittura a dopo l’autorizzazione una verifica dei rischi legati ai microinquinanti come risulta dal rapporto istruttorio allegato all’AIA.

Da Ministro dell’Ambiente, poi, in una Liguria per di più governata da una Giunta di centrosinistra, non è mai intervenuto per far sì che decollasse la raccolta differenziata. Non è purtroppo mai decollata veramente, in quanto la Regione è passata dalla padella alla brace, dal Pd alla Lega.

Ma ancora, da Ministro dell’Ambiente, non si occupò mai, nonostante fosse stato più volte sollecitato anche dai Comitati, del problema dell’inquinamento da rumore del porto. Cosa poteva fare da ministro? Semplice introdurre il famoso regolamento che la Legge quadro sul rumore prevede, dl 1995, per le aree portuali. È evidente che se l’avesse fatto, avrebbe dato fastidio alle lobby del porto di Spezia. Un problema che riguarda anche i porti di Genova e Savona.

E proprio ricordando il porto di Spezia, quando Orlando era assessore all’urbanistica nel Comune di Spezia ha avallato l’impostazione del Piano Regolatore del Porto che prevedeva il Terzo bacino e dunque il tombamento – a proposito di cemento – di un bel pezzo di Golfo, il tutto senza Valutazioni ambientali adeguate a cominciare dalla VAS che all’epoca non era ancora obbligatoria ma poteva comunque essere applicata metodologicamente come richiesto da molte associazioni ambientaliste dell’epoca.

Ha anche avviato e impostato la trasformazione del sito di Pitelli (discarica) da sito nazionale a sito regionale. Questo passaggio di competenze è solo servito a congelare ulteriormente la bonifica del sito soprattutto della parte a mare.

Inoltre, alla fine degli anni ’90 Orlando, allora assessore nel Comune di Spezia, avallò con il resto della Giunta Comunale una metodologia di bonifica dell’area di una ex raffineria totalmente errata, che produsse per circa 3 anni emissioni odorigene da idrocarburi in danno di migliaia di residenti della zona. ..

Insomma, un curriculum di tutto rispetto. Una vita politica, una scelta, seppur legittima, contraria a qualsiasi ragionamento valido per il rispetto ambientale e soprattutto il rispetto della salute degli spezzini, in primo luogo, e di tutti i liguri.

Un partito così, con un rappresentante importante come Orlando rendono difficile se non impossibile discutere su ambiente, futuro, nuove economie e salute. Lo sanno bene, purtroppo, tutti i cittadini di Spezia. Vittime di questi anni di massacro della loro bella terra, di assoluto abbandono. Le cose devono cambiare. Ma davvero stavolta, senza mezzi termini: basta illudersi che la soluzione sia “fare accordi” con i colpevoli del dissesto! bisogna impegnarsi invece per ridare la Liguria ai propri cittadini, lo dobbiamo a noi stessi e soprattutto ai nostri figli.