Con grande difficoltà dobbiamo parlare dell’emergenza Coronavirus in Liguria. In questo momento il numero di persone sintomatiche, quindi contagiate e che hanno iniziato a manifestare sintomi della malattia sono arrivate a 185. 

Il punto è che le persone che hanno complicanze perché con un sistema immunitario già compromesso o perché anziane, hanno bisogno della terapia intensiva. 

Queste persone sono al momento 34. Ma il numero di posti negli ospedali pubblici della Liguria riservati alla terapia intensiva è di circa 150 e si prevede che per la settimana prossima le persone che saranno messe in terapia intensiva arriveranno a 100. Ovviamente noi sappiamo che in terapia intensiva possono esserci anche persone che non c’entrano niente con il coronavirus perché la vita sta andando avanti e possono esserci incidenti stradali gravi, persone infartate e così via. Insomma la situazione può diventare difficile da gestire. 

Non tanto per la malattia in sé, questo spero che sia chiaro: il coronavirus non è una malattia mortale in sé. Il problema è che può sviluppare complicanze nelle persone fragili e noi nella nostra sanità pubblica al momento siamo sprovvisti dei posti letto necessari!

 

Non ci sono abbastanza posti in terapia intensiva se questo contagio dovreste dovesse diventare troppo diffuso. Tutte le misure rstrittive, come restare a casa più tempo possibile, che sono dure e difficili da accettare sono legate a questo problema “tecnico” della mancanza di posti letto negli ospedali. 

Ma in realtà non è un problema tecnico, bensì politico. Mi spiego: ne abbiamo sentito parlare in tutti questi giorni. In Italia sono stati fatti pesanti tagli dagli ultimi governi alla Sanità.

I numeri della sanità ligure

Ma se guardiamo i numeri capiamo esattamente cosa ha fatto fino ad oggi il Partito Unico, ovvero la destra e la sinistra, che hanno governato e disorganizzato la Sanità nelle regioni. La sanità l’hanno o svuotata in questi ultimi decenni. In 20 anni i posti letto nella Sanità pubblica in Liguria, ad esempio, sono passati da 8500 nel 2000 a oggi a poco più di 5000.

Questo significa che l’operatività degli ospedali pubblici è stata ridotta del 40%! siamo rimasti oggi con oltre 3000 posti letto in meno negli ospedali. E’ questo a creare l’affollamento nei pronto soccorso, perché i letti di degenza, quelli dove la persona va quando c’è un problema acuto, creano intasamento dei pronto soccorso: non essendoci abbastanza posti letto di degenza, la persona che arriva al pronto soccorso non può essere subito trasferita nel reparto giusto dove non c’è posto, e occupa il posto letto del pronto soccorso in mancanza di spazio ricettivo nel reparto giusto. 

Le altre persone che arrivano al pronto soccorso restano in attesa, perché i posti letto del pronto soccorso non possono essere liberati non essendoci abbastanza posti letto nei reparti specialistici dove andrebbero subito trasferiti i pazienti, e i letti del pronto soccorso restano occupati per molto più tempo anziché temporaneamente come sarebbe il loro scopo primario, e così si creano code infinite al pronto soccorso.

Una politica di risparmio economico sbagliata e di svendita del nostro patrimonio sanitario e socio-sanitario al privato. Noi abbiamo sempre detto che il paziente non è un cliente. La sanità serve per fare salute o per fare profitto? sempre in Liguria, se andiamo a vedere il numero di posti letto della sanità privata nel 2000 c’erano 128 posti letto e ora sono addirittura 1500 posti letto! Più che decuplicati.

E sappiamo benissimo che in un momento come quello che stiamo vivendo di emergenza, ma in generale per le emergenze sanitarie di tutti i giorni, la sanità privata convenzionata non serve proprio a niente e in troppi oggi si rendono conto, in ritardo, in questo momento di disagio terribile, quale sia l’importanza dello Stato, l’importanza della Sanità pubblica.

A cosa serve la sanità pubblica?

Serve a questo, serve a garantire Salute, come da Costituzione, e a darci sicurezza.

La situazione è diffusa in tutta Italia: negli ospedali sono stati chiusi innumerevoli reparti già attrezzati, che dovrebbero invece essere sempre in funzione, ma vengono spesso tardivamente riaperti quando vengono aperte le cosiddette Unità di Crisi: non è che di colpo fabbricano un pezzo nuovo di ospedale, sono strutture già esistenti e tenute chiuse e dormienti per risparmiare, per assumere meno personale.

Negli anni ’80 in Italia nel pronto soccorso nemmeno si stazionava, non c’erano letti. Venivi visitato e ti mandavano subito nel reparto giusto, perché c’erano posti letto sufficienti. Pensate che l’ospedale San Martino di Genova che adesso sta coordinando tutti gli ospedali della Liguria negli anni 80 era l’ospedale più grande d’Europa con 4500 posti letto! 

Noi ci siamo occupati in questi cinque anni di Consiglio regionale di un progetto che è stato iniziato dal Partito Democratico sotto Burlando che ora viene continuato da Toti. Un progetto in piena continuità con le politiche di riduzione e smantellamento del servizio pubblico. Questo progetto che vorrebbero realizzare con soldi pubblici, che erano destinati al Ponente genovese dove mancano ospedali, mira a demolire parti dell’ospedale Galliera di Genova – che effettivamente ha bisogno di una completa ristrutturazione perché ha strutture vecchie che non sono state manutenute correttamente. Ma vogliono smantellare, demolire e ricostruire e venderne una parte ai privati, una parte dell’ospedale verrebbe trasformata in appartamenti di lusso per fare cassa. 

Il dato straordinario in negativo è che questo ospedale nel 2000 aveva ben 1500 posti letto e ora ha circa 600 posti letto. Nel nuovo progetto, quello che vogliono costruire e che noi avversiamo, dichiarano che i posti letto sarebbero 404 cioè un terzo di quelli che c’erano nel 2000.

La verità della sanità ligure

La verità è ancora peggiore. In realtà i posti letto di degenza, cioè quelli dei reparti, con questo nuovo progetto diventerebbero solo 277.

E invece i posti letti sono fondamentali: la letteratura scientifica lo sa dal 2000. Ci sono studi di università britanniche e americane che hanno scoperto, basandosi su dati di fine anni ’90, come tutti i problemi di sovraffollamento degli ospedali, nei pronto soccorso siano legati al taglio dei posti letto. Quindi ora abbiamo una grande occasione di presa di coscienza, che purtroppo c’è stata data da questa crisi del coronavirus, è un’occasione per invertire la tendenza negativa di eliminazione dei posti letto, alle porte c’è il rinnovo del Consiglio regionale. 

A proposito del rinnovo del Consiglio di Regione Liguria. Nel documento che è stato letto da Vito Crimi quando ha proposto in Liguria la votazione su Rousseau per scegliere se fare la trattativa col Partito Democratico, ha elencato alcuni punti che sarebbero quelli del nostro programma.  

Auspico che chi sederà a questo tavolo con i Burlando, e le Paite e gli Orlando tenga fermo il punto sulla sanità. Che non può essere soltanto un generico rilancio della Sanità pubblica: la nostra idea innovativa è di rendere di nuovo pubbliche – ripubblicizzare – le strutture che sono state privatizzate in Liguria. Quello che è stato privatizzato ingiustamente, che è stato tolto alla collettività deve essere riportato e ridato ai cittadini.

Possiamo e dobbiamo pretendere che tutti i servizi che sono stati esternalizzati, come le mense scolastiche, oppure le mense ospedaliere, il lavoro degli operatori socio-sanitari, i lavori di manutenzione del trasporto pubblico, ritornino pubblici, siano cioè nuovamente “internalizzati”. 

La qualità di servizio e anche le condizioni lavorative dei lavoratori sono andate peggiorando da quando i servizi sono stati esternalizzati, cioè dati in gestione alle cooperative, che però devono trarne profitto, perché il pubblico ha lo scopo di garantire servizi, di garantire la salute e la sicurezza dei cittadini, mentre il privato ha l’obiettivo finale e primario di fare soldi.

Esternalizzazione della sanità

Quando l’amministrazione pubblica regionale o statale privatizza o esternalizza: significa che deve pagare il servizio a questi gestori convenzionati, i quali devono riuscire a trarre profitto andando a risparmiare magari sulla pelle dei lavoratori o dando meno garanzie o assumendo meno operatori e meno personale medico 

L’altro grande scandalo è che non solo sono stati ridotti drasticamente i posti letto ma è stato tagliato completamente il personale, medici, infermieri e operatori socio sanitari che sono costretti oggi a fare turni massacranti e spaventosi di 24 ore senza mai poter potersi fermare.

Quindi io vi dico: risvegliamo le coscienze, incominciamo a percorrere finalmente la strada giusta, a dare un indirizzo politico corretto alle nostre istituzioni e a tutti coloro che hanno la responsabilità di amministrare la vita pubblica. Questo ci viene ricordato in momenti difficili e di crisi come il nostro: si possono migliorare le cose, si può evitare una crisi, si può evitare un momento di emergenza con delle politiche sagge di pianificazione fatte per tempo.

E mi raccomando, sviluppiamo sempre di più e trasmettiamo alle persone quello che è il senso civico che tutti gli italiani sono chiamati ad esercitare. Il fatto di stare a casa, con tutti i sacrifici che comporta, è importante per la sicurezza di tutti noi. Al contempo devono arrivare maggiori aiuti e risorse per consentire ai liberi professionisti e alle partite IVA, alle imprese e alle famiglie di non avere disagi economici.

Sono necessarie soluzioni che consentano ad una persona di poter andare avanti serenamente dal punto di vista economico. Quindi cerchiamo di responsabilizzarci, di comportarci in maniera saggia, rispettosa del lavoro altrui e facciamo tesoro di questa esperienza.

È una situazione che sta mettendo a nudo tutta una serie di politiche sbagliate: l’ingordigia di favorire gli amici degli amici con le svendite di patrimonio socio-sanitario, di ospedali privatizzati e utilizzati per trarre profitto.

C’è stata una miopia di visione politica che possiamo raddrizzare guarire, invertendo questa rotta. Quindi non lasciamoci più trarre in inganno quando sentiamo parlare di Sanità pubblica. Il pubblico è ciò che è di tutti noi, che ci appartiene ed è la tutela che garantisce i nostri diritti.